Anche gli animali giocano di azzardo ?

Ha fatto notizia la pubblicazione recente di un articolo apparso sul numero di agosto di Le Scienze dal titolo accattivante “Le irrazionali scelte "umane" del piccione giocatore”  a cura di Sandra Upson. nel quale si evidenzia come  “Diverse specie animali mostrano comportamenti assimilabili al gioco d'azzardo, commettendo gli stessi errori cognitivi in cui incorrono gli esseri umani. La scoperta che questi errori hanno profonde radici evolutive può aiutare a comprendere meglio i meccanismi alla base del gioco compulsivo”. Come è ben risaputo, il gioco d'azzardo non rappresenta un'attività esclusivamente umana anche se le forme nelle quali si presenta nella nostra società evolute sono molto tecnologiche e distanti da fenomeni osservabili in natura. Eppure, come riferisce l’articolo citato, “un gruppo di ricercatori, diretti dallo psicologo dell'Università del Kentucky Thomas Zentall, ha deciso di indagare sul rapporto fra animali e gioco d'azzardo: riuscire a identificare negli animali comportamenti irrazionali, e il gioco d'azzardo è uno di essi,  aiuterebbe infatti a scoprire i meccanismi cerebrali su cui si basano”.  Nonostante si ritenga abitualmente che gli animali non siano in grado di giocare d'azzardo in quanto non dotati di potenzialità intellettive capaci di astrazione,  “si è scoperto che i piccioni a volte commettono gli stessi, comuni errori di ragionamento degli esseri umani. Per esempio, mostrano una forte tendenza a scegliere un'opzione rischiosa al posto di una gratificazione più piccola ma più sicura”.  Per addivenire a tale conclusione è stato costruito una specie casinò per volatili nel quale alcuni piccioni dovevano scegliere tra un guadagno poco probabile di 10 palline di cibo (contro zero) e un guadagno molto probabile di tre sole palline. (Statisticamente, il valore atteso era di due palline nel primo caso e di tre nel secondo.) il risultato ha premiato la ipotesi esplorata dai ricercatori dal momento che “in un primo momento, gli uccelli hanno scelto la più redditizia opzione a tre palline, ma nel corso del tempo hanno cambiato strategia, tentando e ritentando di conquistarne 10. La ricerca sui giocatori umani rivela una tendenza analoga: i giocatori compulsivi prestano poca attenzione alle loro perdite, tendendo a ricordare le vincite, ma non la frequenza con cui esse avvengono”. Come abbiamo già visto in un precedente contributo apparso su queste pagine, i giocatori (o, per lo meno, gli individui che sono predisposti a divenirlo in modo più problematico) adottano (ovviamente a livello inconscio) un filtro selettivo che li porta a mantenere una buona memoria delle vincite (ricordo che resta quindi “in figura”) mentre tendono a dimenticare (lasciando “sullo sfondo”) le esperienze frustranti collegate alle perdite. In qualche modo sono degli “ottimisti” inclini più ad aspettarsi il positivo che il negativo. Anche le “gioco della borsa”, tuttavia, è ben nota la regola che ad accumulare perdite sono spesso i fiduciosi nella crescita dell’indice di borsa … che non nella sua discesa. I pessimisti (o iperrealisti …) “giocano” infatti spesso “allo scoperto” vendendo un titolo che ancora non hanno ad un prezzo che risulterà superiore a quello con il quale lo compreranno dopo che il titolo sarà sceso ulteriormente.

Questa fiduciosità, lo sappiamo, è un tratto spesso infantile … quando non è patologicamente espressione di una valutazione ipocritica e “fatua” che denota una carenza della “capacità di critica e di giudizio” come si dice nelle valutazioni in psichiatria  che porta, in casi estremi, alla “interdizione” dell’interessato a seguito della dimostrata incapacità di “provvedere ai propri interessi” con la necessità di ricorrere, a seconda della gravità del caso, ad un tutore, un curatore o ad un amministratore di sostegno.

Ma non facciamoci intristire con facili tentazioni al pessimismo.  “Cuor contento, il ciel lo aiuta” dice il proverbio e cerchiamo di non  perdere mai questo dono così essenziale per vivere con “buon umore”. Certo … occhio sempre a non fare la fine di Pinocchio e a non credere ai sempre presenti Gatto e Volpe che ci promettono un albero di monete d’oro se solo gli diamo i nostri risparmi senza valutare bene “in quale terreno seminarli”.

 

di Riccardo Zerbetto


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