Gioco e stato sociale

Con una raccolta di oltre 54 miliardi di euro registrati durante il 2009 il gioco segna un +14,4% rispetto all'anno precedente. Quasi metà del mercato proviene dalle newslot che portano il 47% delle entrate con circa 25,5 miliardi di euro, pari a un +16% rispetto all'anno precedente. Con simili "risultati" non mi pare davvero che l'Italia abbia bisogno di ulteriori forme di drenaggio di denaro da famiglie che già fanno fatica ad arrivare a fine mese e da disoccupati sempre più numerosi e alle prese con una dura lotta quotidiana per la sopravvivenza.

Per carità, nessun problema se a giocare fossero coloro che di soldi ne hanno e che magari non sanno che fare di quelli che avanzano. Nulla di male, se non trovano forme migliori di investimento "produttivo", che versarle nella casse di Gestori, Esercenti e Monopoli di stato ... con qualche modesta percentuale che arriverebbe anche alle sempre-vuote casse dello stato.
Ma quale forma di tutela hanno i disgraziati nell'accrescere ulteriormente il loro già trabocchevole numero e la loro disastrata condizione? Quale etica può vantare uno stato che consentisse alla automobili di essere sempre più veloci senza imporre l'uso di cinture di sicurezza e limiti nei centri urbani? Nel caso del gioco d'azzardo, nessun governo italiano si è ancora degnato di ammettere che può essere un problema. O meglio un "problema sociale" come l'OMS ha solennemente dichiarato già nel 1980. Ma nessuno ha mai detto che lo stato debba essere una agenzia etica. Forse lo pensavano quei matusa di Kant e di Hegel ...o magari anche Crispi. Cose d'altri tempi ! Adesso, pur di raccattare soldi, ... tutto è possibile. Ci aspettiamo solo le slot nelle scuole elementari e così saremo tutti più contenti. Non so se più felici! Ma la droga-gioco non è forse un antidoto all'insicurezza e all'angoscia esistenziale, specie nei periodi di instabilità economica? E allora meglio non mettere limiti a questo nuovo "oppio dei popoli"

R. Zerbetto


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